A occhi sempre aperti. La fissità come mito.

Giappone, pubblicità di una marca di cioccolato. La storia racconta di una donna che sta cercando di battere il record mondiale di “occhi aperti” o assenza di ammiccamento. Non chiude mai le palpebre, neppure quando starnutisce. Poi assaggia un cioccolatino e non può fare a meno di assaporarlo a occhi chiusi. Record interrotto, fan delusi, vince il prodotto. Continua la lettura di A occhi sempre aperti. La fissità come mito.

Depressione dopo un intervento chirurgico

sala operatoria chirurghiEsiste una forma di disagio emotivo prolungato, simile alla depressione, che colpisce molte persone dopo un intervento chirurgico, in particolare dopo lunghi interventi di chirurgia toracica e addominale. Continua la lettura di Depressione dopo un intervento chirurgico

Sottili razzismi

commenti facebookUna bambina con evidenti segni di malattia mentale è stata trovata in una foresta indiana, non lontana da una serie di piccoli villaggi dei dintorni. Nessuno ne ha mai denunciato la scomparsa. La bambina non parla e teme le persone. Si muove in modo primitivo. Quando è stata trovata, intorno a lei c’erano delle scimmie, che in una foresta indiana sono più numerose degli alberi e stanno intorno a chiunque e a qualunque cosa. Nella prima notizia del ritrovamento, pubblicata in inglese, c’è scritto che la bambina aveva dei vestiti, neppure troppo sporchi. Dai filmati si notano alcuni suoi curiosi rituali nei confronti del cibo, ma si vede anche che sa perfettamente cos’è il bicchiere d’acqua che le viene porto, sa come afferrarlo e berlo in modo assolutamente umano e civile.
Noi però siamo un popolo di poeti, e secondo i giornali italiani la bambina sarebbe stata trovata nuda, facente parte di un branco scimmie che l’avrebbero allevata nella giungla misteriosa.
Qui sarebbe un grave caso di abuso e abbandono di minore malato, ma quella è India, ed è subito Mowgli.

Io odio sciare

loredana de michelisLo annuncio regolarmente a Novembre, e in modo perentorio. Poi di solito scappo ai tropici.
Da lontano, immersa nell’estate, mi è impossibile rievocare la brutalità dell’inverno: per quanto io mi sforzi posso soltanto immaginare un immenso, candido frigorifero pieno di granite colorate. Quando torno sono piena di sole e sorrisi, conchiglie e foglioline. Tutto mi pare facile e meraviglioso.
Così, ogni volta, con l’abbassamento delle mie difese socio-immunitarie naturali, con la scusa che è Marzo, che non farà mica freddo, che c’è il sole e la montagna è bella (dicono), ci casco e finisce che ci vado, a sciare.
“Ma ti insegno ioo, al massimo fai un’ora col maestro!” Già-già.
Sono anni che provo a spiegare che il problema principale non è sciare, per me: è tutto il resto.
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Vedi, a volte, l’Albania. Tirana, soprattutto.

Abitare nei quartieri benestanti spesso impedisce di osservare i mutamenti degli strati sociali più bassi, i cui effetti potrebbero essere di portata globale: per chi non l’avesse notato, gli albanesi non arrivano più in Italia da qualche tempo, e molti di quelli che c’erano sono tornati a casa. Da noi rimangono i lavoratori a tempo indeterminato, i piccoli imprenditori e alcune sacche di delinquenza che l’Albania ci cede volentieri in cambio dei circa 30.000 italiani, per la maggior parte laureati, che negli ultimi tre anni sono invece silenziosamente emigrati dall’altra parte dell’Adriatico. Continua la lettura di Vedi, a volte, l’Albania. Tirana, soprattutto.

Elefanti africani: perché dovremmo preoccuparci, tutti.

pilota elicottero elefanteSi chiamava Roger, era giovane, bello, inglese, e amava gli animali.
Stava pilotando un elicottero, su e giù per i 6,1 milioni di acri di foresta tanzanese del Friedkin Conservation Fund, ai confini col Kenya, quando dall’alto ha scorto tre carcasse di elefanti, appena uccisi dai bracconieri per le loro zanne: lui è sceso di quota per controllare, e gli hanno sparato. Riuscito ad atterrare, è purtroppo morto prima che arrivassero i soccorsi. Continua la lettura di Elefanti africani: perché dovremmo preoccuparci, tutti.

La mia amica Edith Wharton e Il vizio della lettura

Il vizio della lettura Edith wharton– Lore, come stai? Ti andrebbe di tradurre The vice of reading di Edith Wharton? È un pezzo molto carino ed è corto. Come traduzione del titolo siamo indecisi tra Il vizio di leggere e Il vizio della lettura.
– Soldi?
– Pochi. Però ti lasciamo tutti i diritti, noi lo facciamo come iniziativa culturale.
– I diritti di essere povera, mi lasciate.
– Dai, voglio fare una cosa speciale, non la solita traduzione piatta. Tu e la Wharton avete lo stesso modo di scrivere, siete pure snob uguali!
– Mi sto già dedicando alla traduzione dei messaggi ambivalenti, come quelli che nella stessa frase prima ti si lusingano in modo ignobile e poi ti dicono che sei stronza col punto esclamativo.
– Te lo mando, tu guardalo e poi mi dici. È corto, ci metteresti un attimo! Baci! Continua la lettura di La mia amica Edith Wharton e Il vizio della lettura

Metodo Bates, educazione visiva e percezione.

Spesso frainteso e scambiato per una sorta di “ginnastica visiva” che è invece propria di altre discipline, il Metodo Bates NON è una sequenza di esercizi, ma una riabilitazione degli aspetti percettivi legati alla funzione visiva.
“Percettivo” è un termine che è usato raramente e che sfugge a molti, sebbene abbia un significato preciso e scientifico: la “Percezione” è quella funzione del cervello che rileva dati dal mondo circostante attraverso i sensi e li elabora, al fine di determinare le azioni successive. Il modo in cui usiamo le nostre capacità percettive fa di noi persone abili o meno nel rilevare certi dati e reagire al mondo che ci circonda. Continua la lettura di Metodo Bates, educazione visiva e percezione.

Il silenzio degli intelligenti

intelligenzaIl web è cambiato molto: da promessa di scambio d’informazione si è presto trasformato in planetario scambio di diffamazione e disinformazione. Forse è tempo, filosoficamente parlando, di smetterla di credere che la tendenza degli accadimenti sia comunque sempre per il meglio: sembra piuttosto seguire un andamento circolare, e l’invenzione che era sembrata così moderna è diventa ora l’anello di congiunzione con il medioevo. Continua la lettura di Il silenzio degli intelligenti