Io odio sciare

loredana de michelisLo annuncio regolarmente a Novembre, e in modo perentorio. Poi di solito scappo ai tropici.
Da lontano, immersa nell’estate, mi è impossibile rievocare la brutalità dell’inverno: per quanto io mi sforzi, posso soltanto immaginare un immenso, candido frigorifero pieno di granite colorate. Quando torno sono piena di sole e sorrisi, conchiglie e foglioline. Tutto mi pare facile e meraviglioso.
Così, ogni volta, con l’abbassamento delle mie difese psicologiche naturali, con la scusa che è Marzo, che non farà mica freddo, che c’è il sole e la montagna è bella (dicono), ci casco e finisce che ci vado, a sciare.
“Ma ti insegno ioo, al massimo fai un’ora col maestro!” Già-già.
Sono anni che provo a spiegare che il problema principale non è sciare, per me: è tutto il resto.
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Vedi, a volte, l’Albania. Tirana, soprattutto.

Abitare nei quartieri benestanti spesso impedisce di osservare i mutamenti degli strati sociali più bassi, i cui effetti potrebbero essere di portata globale: per chi non l’avesse notato, gli albanesi non arrivano più in Italia da qualche tempo, e molti di quelli che c’erano sono tornati a casa. Da noi rimangono i lavoratori a tempo indeterminato, i piccoli imprenditori e alcune sacche di delinquenza che l’Albania ci cede volentieri in cambio dei circa 30.000 italiani, per la maggior parte laureati, che negli ultimi tre anni sono invece silenziosamente emigrati dall’altra parte dell’Adriatico. Continua la lettura di Vedi, a volte, l’Albania. Tirana, soprattutto.

Elefanti africani: perché dovremmo preoccuparci, tutti.

Si chiamava Roger, era giovane, bello, inglese, e amava gli animali.
Stava pilotando un elicottero, su e giù per i 6,1 milioni di acri di foresta tanzanese del Friedkin Conservation Fund, ai confini col Kenya, quando dall’alto ha scorto tre carcasse di elefanti, appena uccisi dai bracconieri per le loro zanne: lui è sceso di quota per controllare, e gli hanno sparato. Riuscito ad atterrare, è purtroppo morto prima che arrivassero i soccorsi. Continua la lettura di Elefanti africani: perché dovremmo preoccuparci, tutti.

La mia amica Edith Wharton e Il vizio della lettura

Il vizio della lettura Edith wharton– Lore, come stai? Ti andrebbe di tradurre The vice of reading di Edith Wharton? È un pezzo molto carino ed è corto. Come traduzione del titolo siamo indecisi tra Il vizio di leggere e Il vizio della lettura.
– Soldi?
– Pochi. Però ti lasciamo tutti i diritti, noi lo facciamo come iniziativa culturale.
– I diritti di essere povera, mi lasciate.
– Dai, voglio fare una cosa speciale, non la solita traduzione piatta. Tu e la Wharton avete lo stesso modo di scrivere, siete pure snob uguali!
– Mi sto già dedicando alla traduzione dei messaggi ambivalenti, come quelli che nella stessa frase prima ti si lusingano in modo ignobile e poi ti dicono che sei stronza col punto esclamativo.
– Te lo mando, tu guardalo e poi mi dici. È corto, ci metteresti un attimo! Baci! Continua la lettura di La mia amica Edith Wharton e Il vizio della lettura

Metodo Bates, educazione visiva e percezione.

Spesso frainteso e scambiato per una sorta di “ginnastica visiva” che è invece propria di altre discipline, il Metodo Bates NON è una sequenza di esercizi, ma una riabilitazione degli aspetti percettivi legati alla funzione visiva.
“Percettivo” è un termine che è usato raramente e che sfugge a molti, sebbene abbia un significato preciso e scientifico: la “Percezione” è quella funzione del cervello che rileva dati dal mondo circostante attraverso i sensi e li elabora, al fine di determinare le azioni successive. Il modo in cui usiamo le nostre capacità percettive fa di noi persone abili o meno nel rilevare certi dati e reagire al mondo che ci circonda. Continua la lettura di Metodo Bates, educazione visiva e percezione.

Il silenzio degli intelligenti

giustiziere da tastieraIl web è cambiato molto: da promessa di scambio d’informazione si è presto trasformato in planetario scambio di diffamazione e disinformazione. Forse è tempo, filosoficamente parlando, di smetterla di credere che la tendenza degli accadimenti sia comunque sempre per il meglio: sembra piuttosto seguire un andamento circolare, e l’invenzione che era sembrata così moderna è diventa ora l’anello di congiunzione con il medioevo. Continua la lettura di Il silenzio degli intelligenti

Venerdì 17 Febbraio 2017: giornata del gatto, anche se non è nero.

giornata del gattoDove corri, umano, dove vai? Il mondo è una stanza quadrata.  Vorrei che tu fossi sempre con me, perché la mia anima vive finché tu mi guardi e la tua finché ci ritroviamo, ogni giorno, a passare il mattino con la noia di chi insieme vedrà il domani e con la certezza che se il domani dovesse fallire, sarai tu a proteggermi da ogni nemico.
Se tu sei vicino, il cuore non batte mai il conto alla rovescia.

Tratto da: Magico Micio

Caro Stephen King, io sono Nerd Fitness

Stephen King e Nerd FitnessTanti anni sono passati da quando io e te eravamo una coppia inseparabile, al mare di Cesenatico. Io non mi allontanavo mai dalle tue pagine, e tu in cambio mi allontanavi da quel mondo frastornante, fatto di ombrelloni troppo ravvicinati, gelati colanti, sdraio scomode, palette sepolte e biglie che sembravano occhi di gatto (erano di mio fratello). Per non parlare di quando mio padre annunciava la costruzione del castello di sabbia, vale a dire ore e ore di scavo & trasporto: tutto lavoro minorile, e non pagato. Continua la lettura di Caro Stephen King, io sono Nerd Fitness

Storia di Astypalea vista dai gatti

astypalea(Astypalea, Astypalàia, Stampalia o Stampaglia, è un’isola greca del Dodecanneso, che nel corso dei secoli fu occupata e conquistata da popoli diversi, tra cui i micenei, i romani, i bizantini, i veneziani, i turchi, gli italiani e gli inglesi, fino ad essere annessa alla Grecia dopo la seconda Guerra Mondiale. https://en.wikipedia.org/wiki/Astypalaia
I nomi dei protagonisti di questo racconto si rifanno ai diversi nomi che l’isola  ha avuto nel tempo e ai nomi di chi si è reso protagonista di particolari fatti storici lì accaduti: la “grotta del Negro” è una caverna che fu probabilmente usata come rifugio da un pirata saraceno nel 1300 circa, e Bisson fu il comandante francese della nave Panayoti, fatta esplodere da lui stesso in difesa dell’isola, nel 1827.

I gatti che oggi abitano le isole greche sono i discendenti di quelli che provenivano soprattutto da Egitto e Medio Oriente, imbarcati sulle navi mercantili per tenere a bada i topi. Alcuni esami genetici hanno inoltre rivelato che alcuni discendono in modo piuttosto diretto dal gatto preistorico di Cipro.) Continua la lettura di Storia di Astypalea vista dai gatti