Nicolò Govoni, l’italiano che aiuta i bambini migranti ‘quasi’ a casa loro
L’ultimo libro di Nicolò Govoni s’intitola Se fosse tuo figlio e parla di bambini migranti, che da soli o assieme ai genitori lasciano il loro Paese e raggiungono l’isola greca di Samos con la speranza di essere accolti dall’Unione Europea.
Dal titolo si intuisce già che il libro racconta una storia commovente, che ha lo scopo di suscitare pietà e indignazione, e per questo motivo piacerà a chi è già schierato a favore dell’accoglienza, mentre difficilmente sarà comprato e letto da chi ha opinioni opposte.
Peccato, però.
Perché al di là del titolo e della storia principale, c’è da dire che Nicolò Govoni ha delle abilità, non ultima quella di saper raccontare le cose in modo spontaneo e coinvolgente. È un ottimo comunicatore, e tra le righe di questo libro riesce anche a tirare qualche mazzata inedita, in particolare a: 1) Volontari che vanno a fare il cosiddetto “volonturismo” giocando agli eroi sui social, senza peraltro riuscire a farsi manco un’idea della situazione. 2) Istituzioni varie, da quelle greche fino alle più famose organizzazioni mondiali, che lungi dal fare qualcosa di veramente determinante, contribuiscono a mantenere la situazione dei migranti dolorosa e irrisolvibile, col fine triste di preservare prestigiosi posti di lavoro e sovvenzioni che altrimenti non esisterebbero. 3) O.N.G. improvvisate, messe in piedi soprattutto per pagarsi il soggiorno su un’isola greca e, perché no, tenersi anche occupati, sentirsi buoni e conoscere gente. Basta essere bravini nel social media marketing.
Nel libro, volendo, si scova anche un lieve accenno al fatto che tutte queste attività che girano intorno alla “situazione dei migranti” finiscono per neutralizzarsi a vicenda, contribuendo a ricreare uno stato primordiale di inciviltà, nel quale i deboli subiscono in modo assurdo e inaccettabile, e i furbi spesso finiscono per ottenere quello che ai deboli viene negato. La storia di sempre.
Nicolò Govoni ha un tarlo: una volta, da ragazzo, un insegnante gli ha detto che non valeva niente. Quando è arrivato all’isola di Samos, si è ritrovato davanti una moltitudine di ragazzi a cui l’opportunità di riuscire a valere qualcosa era stata sottratta del tutto: non vanno neppure a scuola. Stanno a marcire nelle tende, sospesi in un limbo di incertezza e paura, in balia della grettezza degli adulti del mondo.
Forse è successo che la vecchia ferita nell’orgoglio di Nicolò ne ha scatenato una determinazione senza eguali e ha fatto sì che lui riuscisse praticamente da solo ad aprire una scuola per questi bambini. Una scuola vera, con i muri, i banchi, spazi puliti e luminosi dove poter passare buona parte della giornata e mangiare un pasto decente, lontano dal fango dell’accampamento e dalla sua spazzatura. Un posto dove potersi esprimere e imparare quello che si impara nelle buone scuole, compresa l’educazione civica, l’eguaglianza e i diritti umani.
Qualcuno potrebbe giustamente pensare che mandare questi bambini a scuola mentre sono in attesa che il loro futuro sia deciso, dovrebbe essere il minimo. Aiutare anche gli adulti a imparare una lingua e un mestiere potrebbe essere un investimento, sia nel caso che siano rimandati indietro, sia che vengano accolti in Europa come “risorse”. Invece, nelle grandi tendopoli di Samos, Lesbos e Chios non succede niente di simile: sebbene la situazione sia oramai la stessa da anni, bambini e adulti stanno mesi, a volte anni, senza fare o imparare nulla, finendo corrosi dalla frustrazione.
Integrare in una delle nostre scuole, con i nostri bambini farciti di merendine e videogiochi, un ragazzo analfabeta di 13 anni che parla soltanto la sua lingua e che ha visto più drammi che giocattoli, non è facile: se lo ricordino anche coloro che sono per il “Accogliamoli! Occupatevene!“. Non si tratta di cuccioli a cui basta fornire una cuccetta e un po’ di cibo.
Per fortuna (anche nostra) a Nicolò Govoni i ragazzi difficili piacciono e li ama anche quando arrivano a scuola col coltello e spaccano i banchi. La scuola che ha fondato a Samos – e che si chiama Mazi – è aperta a chiunque, anche se non è facile convincere certe famiglie a mandarci le ragazze, per esempio. Molti bambini trascurati e abbandonati a se stessi non ne capiscono l’utilità, mentre altri sono costretti a frequentarla di nascosto. Lui però riesce spesso a trasformare questi ragazzi traumatizzati in buoni studenti con delle speranze per il loro futuro, e lo fa andando a cercarsi gli aiuti da solo.
Nicolò è molto abile anche nel trovare i giusti collaboratori e non si lascia scoraggiare dai tentativi falliti. Anzi, sembra che lo stimolino a impegnarsi ancora di più. Sarà che a essere italiani si finisce per acquisire una certa resilienza nel combattere contro i mulini a vento. Ignorato dalle istituzioni, spesso osteggiato e persino minacciato, lui non si ferma. Dopo avere creato un modello che funziona, ora ha deciso di esportarlo andando incontro ai bambini fuori dall’Europa, quelli che sono rifugiati nei campi in Turchia e in Africa. Chi l’ha detto che solo da noi si può costruire futuro e civiltà? E se invece, visto quanto siamo oramai ingarbugliati, iniziassimo a esportare quello che di utile ancora ci rimane, cioè la conoscenza?
Nicolò scrive su FaceBook:
… Ci troviamo in Turchia da un mese e dieci giorni esatti, e questa settimana inizieremo finalmente a costruire la prima Scuola Internazionale per bambini profughi al mondo! … Abbiamo attraversato un Paese sconosciuto e oltremodo complicato per comprendere i reali bisogni dei bambini, scegliendo la città più giusta per offrire la nostra soluzione. Abbiamo firmato con uno degli uffici legali più importanti di Istanbul, e abbiamo avviato una collaborazione ufficiale con la municipalità. Abbiamo incontrato il Sindaco. Al contempo, abbiamo setacciato la città per trovare il giusto distretto e poi l’edificio perfetto per realizzare il nostro progetto. E l’abbiamo trovato. …Abbiamo lavorato con oltre 30 architetti per sintetizzare la Scuola più bella al mondo. E credetemi, è una vera opera d’arte. Poi abbiamo preso accordi con Cambridge, così da offrire ai nostri futuri studenti la migliore educazione possibile, gratis. Oggi abbiamo stretto una partnership con l’Università di Esenyurt per collaborare sui fenomeni migratori, con la possibilità, un domani, di mandare i nostri futuri diplomati a studiare da loro tramite borse di studio. … E insieme, noi costruiremo un mondo migliore dalla crepe di quello odierno, così come i fiori sbocciano anche nei marciapiedi più calpestati.
Il progetto in seguito è fallito: il buon sindaco era un furbastro e il team di Nicolò si è ritrovato in guai pesanti. Ha forse mollato, rendendosi finalmente conto che il mondo non è un parco giochi e se ci sono posti civilizzati e altri meno un motivo c’è?
No. Ha digerito la batosta e ha spostato il progetto al confine con la Siria.
In futuro potremmo ritrovarci giovani che parlano più lingue perfettamente, capaci di destreggiarsi tra culture e religioni diverse. Saranno persone in grado di comprendere meglio di altre concetti come comunità, tolleranza e integrazione. Con un po’ di fortuna, non saranno formate in Europa, ma ‘quasi’ a casa loro, e tutto questo grazie a fondi privati e a un italiano, testardo.
Regaliamo il suo libro a chi non lo comprerebbe mai.
Nicolò Govoni per TED a Bologna
Nicolò Govoni su FB
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