Ho scoperto come la moglie di Gene Hackman si è presa l’Hantavirus. Forse

Quando ho sentito della triste morte di Gene Hackman e di sua moglie Betsy Arakawa, deceduta in casa giorni prima a causa di un’infezione da Hantavirus, mi sono chiesta come fosse possibile che una persona benestante, che io immaginavo circondata da un esercito di addetti alle pulizie, potesse essere stata a contatto ravvicinato con le deiezioni di roditori. Perché è così che ho letto che si prende l’Hantavirus: facendo un aerosol di feci e/o urine di un topo infetto.
Avevo persino cercato sul web in quale modo questa donna avesse potuto infettarsi, e mentre negli articoli in italiano si parla di una casa infestata da roditori abitata da persone incapaci di intendere e di volere, i titoli in inglese non parlano di tutta questa decadenza e il mistero dell’infezione rimane.
Curiosità che avrei presto dimenticato, se non fosse stato per una disavventura capitatami poco tempo dopo. Prima di raccontarla, avviso i più impressionabili che in Italia non sono al momento stati registrati casi di infezione umana da Hantavirus: ho controllato. Ci sono altre malattie che si possono prendere allo stesso modo dai roditori, come la leptospirosi. Si tratta di solito di infezioni che oggi colpiscono (raramente) persone che lavorano in zone rurali o a contatto con gli animali da allevamento, mentre in passato erano sicuramente più diffuse.
Ho scoperto però che queste malattie potrebbero nascondersi nel posto più impensato: gli ospedali.
L’ospedale in cui sono entrata un paio di mesi fa è moderno, circondato dal verde e da ampio parcheggio. Il suo direttore ha scelto giustamente di imporre l’uso di mascherine sanitarie a chi entra, pertanto c’è un usciere che le preleva da una scatola e le porge tenendole per l’elastichino. Ha decine di scatole sul tavolino, e a occhio e croce, ma anche guardando quanto è pieno il grande parcheggio, nell’arco di una giornata ne distribuisce quasi un migliaio.
Prendo la mia mascherina e la indosso mentre sto già camminando spedita lungo la linea gialla. Un signore anziano e barcollante tenta di superarmi in curva tagliandomi la strada. Io sento un fortissimo odore di urina e provo stizza e poi subito dopo pena e vergogna. Ricordati dove sei.
Solo che l’odore di urina non scompare con la vista del signore malmesso. A dirla tutta, più che urina umana mi ricorda quella di gatto, di cui sono decisamente esperta.
Se il signore con la sua potenziale puzza mi aveva irritato, l’idea che ci sia un gatto intrappolato in ospedale mi fa scattare un immediato impulso protettivo che mi spinge a cercarlo, e questo ovviamente fa di me una brutta persona.
Più procedo a zig zag in cerca del gatto negli angolini, più mi rendo conto che questo odore non varia, continua a essere molto intenso. Finalmente due miei neuroni si incontrano e mi rendo conto che è la mascherina. La tolgo, respiro, la annuso: sì, è pipì. La ri-annuso cercando di capire pipì di chi, perché sembra di gatto ma non proprio.
Vado in confusione.
Osservo la mascherina, sembra pulita. Ri-annuso: niente, puzza proprio, non sono allucinazioni. La getto schifata in un cestino, mentre alcuni pazienti in attesa mi osservano sconcertati. Per questo motivo, minuti dopo, mi tratterrò dall’andare a scavare nel cestino e annusare tutte le mascherine per recuperare la mia e trovare un modo di farla analizzare da un laboratorio. Chissà, magari avrei potuto ricattare l’ospedale e farmi dare un sacco di soldi. A me queste idee utili vengono sempre in ritardo.
Torno dall’usciere e gli dico che la mia mascherina aveva un cattivo odore. Lui mi guarda malissimo e mi risponde spiccio: “Ho solo queste” e me ne porge un’altra, che non puzza. Io gli giro intorno e guardo la scatola da cui proveniva la mia mascherina e che è quasi alla fine. In un angolo è più scura.
A quel punto mi viene in mente l’Hantavirus e la moglie di Gene Hackman. Mi vengono in mente anche altre cose: tutte le volte che in centri di accoglienza, come le case di riposo, ho notato quanto i magazzini di stoccaggio materiale non deperibile fossero inquietanti e poco “curati” rispetto a ciò che è pubblicamente visibile.
Esco dall’ospedale per fumare una sigaretta di raccolta pensieri. Le trappole di plastica nera per topi sono ovunque, persino vicino all’ingresso, e circondano tutto il complesso. Immagino plausibile il fatto che un ospedale così grosso debba stoccare migliaia di scatole di mascherine. Immagino anche che non sia così facile tenere insetti, rettili e altri animali lontano da questi magazzini, e che questo sia un problema generalizzato.
La carta piace moltissimo ai topi, la usano per fare molte cose. Chissà l’entusiasmo del topolino che ha trovato il materiale perfetto per fare un nido e l’ha marcato con l’urina facendo un “X”. L’urina è colata impregnando qualche mascherina che è toccata in sorte…a me! Come la lotteria.
Non ti denuncerò, topolino, ma devo capire quanto mi resta da vivere, quindi telefono a mia mamma. Non perché lei mi possa essere di gran consolazione, ma perché è nata nel 1940 ed è l’unica persona che mi viene in mente che possa descrivermi l’odore dell’urina di un topo, credo. Comunque, l’unica a cui posso chiedere senza che si scandalizzi troppo. Oramai è abituata.
Ricerche sul web e il confronto con mia mamma, la cui infanzia fatta di cantine di una volta e trappole casalinghe per topi è ben impressa nella sua memoria, sembra confermare che l’odore dell’urina del topo assomigli a quella del gatto. Quindi è probabile che io abbia fatto un aerosol di urina fresca di topo. E che aerosol! A distanza di due mesi sto ancora bene, forse l’ho scampata. Se invece diventerò concime per i fiori, almeno potrei avere la soddisfazione di avere risolto il mistero della morte della moglie di Gene Hackman: magari ha indossato una mascherina stoccata in qualche posto frequentato da roditori ed è stata sfortunata.




Hai un avvenire sicuro come scrittrice di gialli dell’investigatore Toponi!
ahahah!
E’ uno spettacolo come scrive la pionta di sancane!😉
<3
Forse. Comunque la loro proprietà era piena di topi ma la casa no. Indossavano le mascherine abitualmente? Questo non lo so.
Ho pensato che con un malato in casa forse lei le indossasse ciclicamente per proteggerlo anche da un banale raffreddore