La solitudine del ghostwriter
Il ghostwriter, cioè colui che scrive un buon libro al posto di qualcun altro, fa un mestiere artigianale molto difficile che richiede pazienza, sensibilità, frustrazione e solitudine. Questo è il motivo per cui i ghostwriter sono circondati da un’aura di mistero, che serve a celare le loro nevrosi e l’identità delle persone per cui scrivono.
Non c’è un decalogo del ghostwriter. Soprattutto, manca un decalogo del CLIENTE del ghostwriter, che spesso non sa bene cosa chiedergli e come. Ciascuno ha una sua idea di cosa un ghostwriter debba o possa fare, e a dire il vero neppure il ghostwriter ha sempre le idee chiare su come si svolga esattamente il suo lavoro, dato che si tratta di un’attività creativa. Alcune opinioni sono però abbastanza condivise, tra ghostwriter, circa quello che un ghostwriter non è, e NON può fare.
1) Il ghostwriter non può leggere nel pensiero: se il cliente ritiene di avere una storia che vale un libro, la storia deve esserci e avere una certa consistenza. Se la storia è fatta di accenni vaghi, di un singolo episodio o di eventi che anche a scriverli tutti per esteso non si arriva alle mille parole, è bene sapere che “la storia che è da farci un libro” è lunga tre pagine. Ne restano almeno altre 97 da inventare.
No, il ghostwriter non può dedurre il 97% di una storia da un racconto di 1000 parole. O meglio: se è molto, ma molto bravo, si inventa un libro su quelle 1000 parole, che possono definirsi come il soggetto del libro o la sua introduzione, ma non: “il libro che ho in testa”.
Se questa differenza può sembrare una sottigliezza, si può sempre sperimentare questo facile esercizio:
Scrivere 100 pagine di un libro sulla storia della mia infanzia basandosi su questo aneddoto
“Ero una bambina molto curiosa e sognavo di fare l’inventore. Una volta ho mescolato i detersivi che mia mamma teneva nell’armadietto del bagno e la mistura ha preso fuoco spontaneamente. Allora ho ripetuto il procedimento togliendo un ingrediente, non ricordo quale, e ho versato la pozione sulle foglie nuove alla base di un albero di tiglio, che sono subito diventate nere e si sono bucate e liquefatte in pochi secondi. Era la fine di Agosto.
A Settembre il tiglio aveva già perso foglie in abbondanza, ma quelle che avevo fuso io erano germogliate di nuovo, come in primavera.
Renditi conto: era autunno, e io avevo indotto l’albero a produrre foglie nuove con la pozione che avevo creato con i detersivi dell’armadietto. Praticamente avevo inventato la formula chimica per creare la primavera a comando. Nessuno al mondo l’aveva mai fatto.
Poi purtroppo le cose non sono andate come previsto e l’invenzione non ha mai avuto il successo che meritava.
Il titolo del libro è: “Primavera mancata”.
2) Il ghostwriter è uno scrittore, per quanto fantasma. Il correttore di bozze è una figura diversa.
Un buon correttore di bozze di solito è un tipo preciso e pignolo, qualità che notoriamente fa a pugni con la fantasia e la creatività che caratterizzano un buon ghostwriter.
Il lavoro del ghostwriter è successivamente revisionato da un correttore di bozze.
In generale si presume comunque che il ghostwriter sappia scrivere in buon italiano. Soprattutto si presume che sia in grado di scegliere uno stile omogeneo e un tipo di sintassi e linguaggio adeguati al libro che si desidera realizzare. Nessuno dice che un notaio non sappia scrivere testi eccellenti; ma se vuole scrivere una storia d’amore con la formalità che usa per redigere atti di compravendita, probabilmente il suo libro manifesterà la tendenza a collocarsi in modo incongruo rispetto a quanto preventivato, palesando piuttosto la tendenza a equipararsi a un fallimento.
3) Ci si affida a un ghostwriter perché non si ha tempo di scrivere o si pensa che lui sappia scrivere meglio. Se quando si riceve il materiale scritto dal ghostwriter ci si mette a fare la mestrina e a riscrivere frasi alla chetichella perché nel frattempo ci si è già scoperti scrittori migliori di lui, va bene. Se poi però la cugina legge la bozza e dice che sembra scritta da uno schizofrenico, non va bene usare il ghostwriter come capro espiatorio.
Non è neppure colpa del ghostwriter se il libro “Cinquanta sfumature di un’otturazione” non ha avuto il successo di pubblico sperato. Il successo di un libro dipende da molte cose, non basta che sia scritto dignitosamente.
4) Un buon ghostwriter deve essere in grado di scrivere con stili diversi: comico, sentimentale, drammatico, secco, brillante, ponderoso, e chi più ne ha più ne metta. Deve sapere come arrangiare discorsi inarrangiabili. Deve avere idee e soluzioni, MA ha bisogno di molto materiale. Scritto o a voce. Il materiale di partenza deve essere maggiore di quello che ci sarà nel libro finale. Non c’è da stupirsi se da una chiacchierata di sette ore, il ghostwriter tira fuori l’introduzione del libro e tiene da parte qualche elemento che andrà (forse) inserito successivamente. Parlando non ci accorgiamo di quanto spesso ci ripetiamo. Per iscritto è diverso.
5) Un ghostwriter non può sviluppare capitoli sui proverbi trovati su Facebook e inviatigli via Whatsapp con il commento: “Ecco! Questo è esattamente il concetto del libro o del capitolo x!”
6) Il ghostwriter va pagato in anticipo. Il motivo è semplice: molta gente parte con entusiasmo senza avere veramente idea di quello che ci vuole per scrivere un libro. Poi si accorge che non ha argomenti a sufficienza, si scoraggia e sparisce. Nel frattempo il ghostwriter ha perso decine di ore a spiegare, intervistare, scrivere, spostare impegni.
I prezzi variano molto in base al tipo di richiesta. Di solito è più facile scrivere un saggio o un manuale, mentre la narrativa è più complicata. Un saggio sulle tecniche di manipolazione vertebrale con immagini dettagliate, ma che racconti anche la storia della tua vita, è quasi impossibile.
7) Importantissimo: il ghostwriter a volte lavora su richiesta di un editore a cui è arrivato un libro che vuole pubblicare, ma che necessita di una quasi totale riscrittura. Il ghostwriter però non è un editore, non è “ammanicato” con editori e non può “raccomandare” la pubblicazione di un libro. Può soltanto dare consigli.
Esistono due tipi di editori: quelli a pagamento, che si limitano a stampare qualunque cosa e a metterla in vendita online, e quelli veri, che non si fanno pagare, ma essendo imprenditori scelgono se fare o meno l’investimento. Poi c’è l’autopubblicazione.
Con la pubblicazione a pagamento o con l’autopubblicazione, a meno di non essere autori conosciuti o avere già un pubblico per altri motivi, le possibilità che il libro sia acquistato al di fuori della cerchia di amici e parenti sono minime. E anche amici e parenti, quando si tratta di un libro, potrebbero rivelarsi molto più disinteressati di quanto si sperava.
Cosa conviene fare prima di rivolgersi a un ghostwriter?
- Stabilire l’argomento e il genere del libro che si vuole realizzare.
- Stabilire a chi è destinato il libro: è per una ristretta cerchia di persone che conoscono e si interessano all’argomento? Oppure è per un pubblico generico e sconosciuto?
- Leggere un libro dello stesso genere di quello che si vorrebbe scrivere e osservare com’è stato costruito.
- Creare un indice del libro: introduzione, capitoli.
- Mettere un titolo ai capitoli e verificare di avere materiale o idee sufficienti per riempire gli spazi così creati.
- Se si tratta di una storia, farsi un’idea di come si vuole che finisca.
- Scrivere una sinossi.
Tutto questo è faticoso, eppure è solo l’inizio. Scrivere un libro richiede molto più tempo che immaginarlo.
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Ciao Loredana, son passato di qua svariate svolte e ci ogni volta ci torno con piacere.
Leggere i tuoi articoli, anche più volte, non nmi stanca mai.
Un piccolo neo: non trovo data nei tuoi post.
Maurizio
Ciao Maurizio, grazie. Per le date vedrò se sono capace di inserirle. Questo pezzo è di circa un anno fa.