Il body shaming delle magre
Si parla molto di body shaming di chi è in sovrappeso, ma in realtà raramente sento qualcuno esclamare: “Oddio! Ma sei ingrassata ancora?” con la stessa facilità con cui alle donne snelle si dice: “Oddio! Ma sei ancora dimagrita?” anche quando è evidentemente falso.
L’altra cosa che non sento spesso dire in pubblico a una persona in sovrappeso è: “Devi mangiare di meno!” con relativi consigli demenziali sull’alimentazione sana, mentre per le magre, la frase “Devi mangiare di più!” è diventata una sorta di saluto.
“Sei a rischio obesità!“, oppure: “Hai dei problemi di dipendenza da cibo?“, “La tiroide ti funziona bene?” sono considerate frasi prive di tatto, invadenti e di maleducazione estrema se dette alle grasse, mentre: “Ma non è che sei anoressica o hai problemi di tiroide?” è spacciato come un benevolo interessamento alla salute altrui quando a farne le spese sono le donne snelle.


A proposito: la parola snella è pressoché in disuso. Si usa il termine “magra” anche per una persona di peso normale. La parola “grassa” è invece oramai bandita, e sostituita con curvy, cicciottella, morbida, etc.
Particolarmente triste è il body shaming delle donne snelle perpetrato da donne in lotta perenne con il loro peso e che si dichiarano paladine della difesa di genere. Una nota scrittrice, tanto intelligente quanto grassa, perde tutta la sua lucidità ogni volta che le parte l’invettiva assatanata contro “la cultura che obbliga le donne all’anoressia”, non risparmiando insinuazioni malevole alla donne magre, che lei taccia di superficialità, stupidità ed esibizionismo di bassa lega. Qualcuno dovrebbe farle notare che la pressione della cultura che obbliga le donne all’anoressia non è stata molto efficace, visto che negli ultimi 50 anni sono l’obesità e la bulimia a essere aumentate. L’anoressia è un grave problema psichiatrico che tocca un numero di persone di molto inferiore a quelle che soffrono di dipendenza da cibo e obesità, e ha una percentuale di guarigione del 30%. L’obesità invece, che prevede cure molto più prolungate e costose dell’anoressia, guarisce soltanto nel 5% dei casi.*
Una sedicente “esperta di abuso psicologico”, anche lei pericolosamente in sovrappeso, riempie la sua pagina Facebook di frasi livorose, nelle quali dichiara che “le fighe di legno” “le idiote magre come sifilitiche” “le facce da cavallo” e “quelle che se la tirano camminando sul bagnasciuga” sono talmente stupide da non capire che la vera seduzione si fa con la classe e l’intelligenza.
Una nota giornalista, peraltro molto graziosa, ma anche lei con una certa tendenza alla generosità delle forme, non fa mai mancare una battuta sulla taglia di Chiara Ferragni e sul suo essere patita al limite della sopravvivenza, qualunque sia l’argomento di cui scrive.
L’accusa di tutte queste signore, indipendentemente dallo stile, è sempre la stessa: tu magra stronza e dalla dubbia moralità ti astieni dal mangiare apposta e soffri pene indicibili solo per esibizionismo. Vergogna.
E lo affermano tutte dal profondo delle loro generose scollature, esibite con regolarità in ogni foto che le ritrae, sempre da sedute.
Non importa che due delle donne sopracitate siano a malapena in grado di camminare per qualche metro: è tassativo che si debba concepire il sovrappeso soltanto come espressione di godimento legittimo della vita, e la magrezza come stupida mania.
Ultimamente c’è la corsa a mostrarsi sui social con i propri difetti fisici: cioè in sovrappeso. C’è chi si fa fotografare senza veli mostrando un po’ di rotolini. Tutti applaudono al grande coraggio. Solo che: a) il sovrappeso non è un difetto fisico: quello che viene esibito è una scelta. b) devo ancora vedere la foto di una persona sovrappeso che sia senza trucco, abbia una brutta faccia, i capelli tagliati da un vicino incapace e non abbia fatto costosissimi lavori di raddrizzamento della dentatura. Ecco, quello sarebbe una rivoluzione. Decidere che grasso è bello e magro è brutto è soltanto una moda da rivincita, e come tale può cambiare in cinque minuti. Inoltre sposta l’attenzione sul versante estetico distogliendolo da quello della salute, che è il vero punto della questione.
La vita delle persone magre, comunque, potrà sembrare facile sui social media, ma un’altra storia è quella della vita reale, dove è pieno di gente che sembra non saper parlare d’altro che di sana alimentazione e sani stili di vita, soprattutto quando non è capace di applicarli. Potrei citare decine di esempi paradossali, come quello in cui, ospitata da una signora in sovrappeso con grossi problemi di mobilità e in cura costante per la pressione alta e un diabete di origine alimentare, mi sono sentita dire: “Signorina, in questa casa si mangia come persone NORMALI, e non voglio sentire storie!”. Lei faceva colazione pucciando una merendina in una vaschetta di mascarpone, per le vitamine. Una tonnellata di calorie concentrate, senza neppure la soddisfazione di farsi una mangiata abbondante.
O come quando incontro un conoscente a serio rischio d’infarto per eccessi alimentari, che mi ripete tutte le volte che con ‘sta fissa che ho di digiunare per conservare la linea, la pagherò rovinandomi la salute e morendo presto. Sì perché essere snelli prevede che tu, secondo i grassi, faccia orribili sacrifici per certo: il fatto che a te non interessi abboffarti e che la golosità non sia un peccato necessariamente universale non è previsto. Anzi, è proibito.
Spesso le osservazioni sull’aspetto, la salute e l’alimentazione di una persona magra sono tranquillamente snocciolate a tavola, mentre la persona sta cercando di gustarsi il cibo in compagnia.
Per meglio esemplificare, a beneficio di chi non ha ben presente la gravità del fenomeno, racconterò uno dei numerosi episodi di cui sono stata protagonista, nella mia lunga vita di persona che ha sempre avuto la stessa taglia da quando ha raggiunto il suo limite di altezza.
Estate, posto di villeggiatura, caldo, sera.
Devo incontrare dei conoscenti per andare a cena in un ristorante sulla spiaggia.
Siccome sono freddolosa (certo, hai solo le ossa!) ho un golfino sopra un vestitino da spiaggia. Sto recandomi a piedi al punto d’incontro (che dista un chilometro e mezzo, controllato su Google Maps) quando vengo intercettata dall’auto su cui viaggiano i miei quattro commensali.
– Ci stringiamo, sali, che tanto tu non occupi posto, ahaha! –
In quanto persona magra, il 50% delle battute che subisco hanno a che fare con la mia stazza e il mio peso. Ci sono abituata, ma soffro ancora del non poter rispondere con la stessa libertà: “Scendi tu, che camminare ti fa bene e poi così in auto rimane spazio per due, uhauha.” Eh no, sarei cattiva; e che le magre siano cattive, è risaputo.
– Grazie, ma preferisco andare a piedi, tanto prima che avanzate nel traffico e parcheggiate sono già là. Anzi, perché non lasciate l’auto qui e ci facciamo la passeggiata sul lungomare insieme al tramonto? –
– Ma sei fuori? E poi dobbiamo anche camminare al ritorno? –
Trattata come un’insana di mente, sono forzata a salire sull’utilitaria senza ulteriori discussioni e a farmi cinque minuti di viaggio soffocante sotto tutti i punti di vista.
Siamo cinque persone, tutte abbondantemente over 40, di cui un solo uomo. Tra sovrappeso, acciacchi articolari dovuti al sovrappeso, e via dicendo, la discesa dall’auto e la sistemazione sulle sedie richiedono manovre complicate e tempi che a me paiono lunghissimi.
La cara signora sulla sessantina, enciclopedia ambulante di disturbi immaginari, annuncia un terribile mal di testa per il quale non si è portata la medicina, stabilendo indirettamente che l’andazzo della serata sarà quella di assisterla premurosamente, finire prestissimo e non divertirsi troppo.
Mi offro di fare una corsa fino alla farmacia per vedere se è ancora aperta, e che dista a 500 metri (controllato anche questo su Google Maps).
Ai miei commensali questo tragitto pare lunghissimo e inaffrontabile. Prima che ci si trascini ore a discutere la cosa, faccio la mia ordinazione e parto veloce. Torno dopo pochi minuti trafelata, senza avere trovato il negozio aperto. Ho caldo e, ancora in piedi, mi tolgo il golfino esibendo svergognatamente il mio fisico di cinquantenne, che ben lontano dall’essere quello di una pin-up ha solo la caratteristica di non presentare particolari accumuli di grasso in punti specifici.
Un silenzio disapprovante cala sulla tavolata.
Quella seduta davanti a me ha meno di cinquant’anni, un naso rifatto malamente e qualcosa che non quadra nell’aspetto del suo viso pesantemente truccato. I capelli sono tinti di nero intenso e nell’insieme sembra la nipote di Moira Orfei. Ha un seno prosperoso e una pancia che lo supera in sporgenza. Si muove con difficoltà e si rifiuta di camminare anche per brevi distanze. I jeans attillati le segano il punto vita facendola sembrare un 8 tridimensionale. Mi fissa con quell’espressione che negli anni ho imparato a temere.
– Certo che tu c’hai un fisico allenatissimo, si vede che fai molta ginnastica. –
Mentre ero via sono arrivate le ordinazioni: per le signore ci sono soltanto verdure, olive e acqua, per me e il signore invece è finalmente arrivata la birra e un piatto di pollo in casseruola con patate che galleggiano in olio e limone. Attaccando a mangiare prima che si raffreddi, provo a dire che non faccio ginnastica da vent’anni. Semplicemente non ho paura di camminare o di alzarmi anche dieci volte da una poltrona per cercare il telecomando. Anzi, mi piace.
– Eh no bella, tu menti! Tu non mangi, questa è la verità! – Parte in quarta la signora sessantenne, che a piedi non arriva neppure al supermercato e passa gran parte del suo tempo a letto per riposarsi da “una vita di fatiche”. Da anni, a causa di intolleranze misteriose e mutanti, si dichiara costretta a una dieta “da astronauta” che prevede una colazione a base di frutta, yogurt, miele, marmellata, frutta secca più biscotti & dolciumi assortiti. Durante il giorno aggiunge svariati spuntini che la portano a dichiarare regolarmente: “Oggi ho mangiato troppe schifezze: infatti mi sento malissimo”. La dieta per le sue intolleranze prevede anche che in caso di cena in compagnia lei beva soltanto acqua naturale a temperatura ambiente con una foglia di basilico, e mangi pesce al vapore con contorno di licheni. Ogni volta che fa un’ordinazione bisogna creare un comitato di consulenti per la trattativa con l’oste.
Il tono con cui mi sta accusando è feroce, manco si trattasse di un torto fatto a lei, e tutta questa situazione è assurda: sono la persona che sta mangiando più di tutti a quel tavolo e anche l’unica che ha appena fatto un chilometro di corsa senza protestare. Comincia a passarmi l’appetito.
– Lei non fa colazione!!! – Prosegue la signora, decisa a denunciare la mia pochezza al mondo. Le altre signore si guardano come a dire “l’avevo pensato anch’io”. Io non faccio più parte del gruppo, sono LEI, una persona non più presente e che pertanto non ha diritto di replica. Provo a intromettermi nel processo a mio carico confessando che è vero: appena sveglia ho sempre lo stomaco chiuso e l’idea di mangiare mi da fastidio, devono passare almeno un paio d’ore.
– Certo cara! Se tu mangiassi qualcosa la sera prima non avresti di questi problemi! – Dice la signora con moltissimi problemi, che mangia la sera, la mattina, a pranzo e a merenda.
Dato il tono aggressivo e decisamente fuori contesto le altre pensano di intervenire trovando un compromesso secondo loro conciliante:
– Anch’io ero magra come te – dice una con due salami al posto delle braccia e la pancia che pende formando una specie di marsupio – Ma con la menopausa ingrassano tutti: ingrasserai anche tu, anche se non hai avuto figli. –
– Eh, anche quello! Essere madri porta via tempo alle diete e alla palestra! Ma alla fine ti resta qualcosa di più importante! –
Nessuno sembra essersi accorto che la donna che sta cucinando per noi nel retro, muovendosi lesta tra pentoloni bollenti, è asciutta e dritta come un fuso. È sicuramente in menopausa da decenni e i suoi nipoti stanno servendo sudati ai tavoli. Vorrei portarla come esempio di maternità con poco tempo per diete e palestre ma molto olio di gomito, che mantiene in forma uguale, ma non vorrei che si beccasse anche lei qualche osservazione maligna: ho imparato da tempo che chi delira in questo modo sa bene di essere in torto e più s’infogna, più è disposto ad alzare la posta senza rispetto per nessuno.
Rinuncio a discutere. Nessuno in realtà vuole davvero sapere cosa e quanto mangio o se faccio ginnastica. Sono malsana, basta. E loro, che non possono più affrontare una scalinata da anni, me lo dicono per il mio bene.
Mezza cena se n’è andata in affermazioni contraddittorie sul cibo e sul mio aspetto fisico. L’altra metà passa a suon di teorie giustificative del sovrappeso nel mondo, che invocano alternativamente menopausa, ormoni, batteri intestinali, il lievito che gonfia.
Vorrei dire che questi argomenti a tavola generano di solito inappetenza, nelle persone normali, e che a questo punto mi è passata la voglia del dolce. Giusto per vedere le reazioni. Ma non faccio in tempo: dopo le dotte lezioni scientifiche, nelle buone conversazioni ci vuole sempre anche qualche gemma di fine psicologia, soprattutto con me che sono una psicologa. È oramai scientificamente assodato che i problemi della vita e i rompicoglioni fanno ingrassare: colpa dello stress che alza quella cosa là, il cortisolo.
Tutti mi fissano per vedere se condivido la teoria o se provo la mia incompetenza sostenendo il contrario. Inutile dire che lo stress e i rompicoglioni invece tolgono notoriamente l’appetito da che mondo è mondo, e che adesso che ci penso, non vorrei che fosse proprio questa cosa di passare il tempo a rompere i coglioni agli altri, che gonfia.
Ma la verità, neanche troppo nascosta, è che per queste signore io sono una rompicoglioni perché esisto, e mi stanno accusando proprio di questo. Nel loro delirio non sono loro a rompere i coglioni a me: si stanno difendendo.
Alla fine, la morale è perversa: una maggioranza di persone con un problema oggettivo è riuscita a suon di strilli a cambiare le carte in tavola fino a proiettare il problema su una minoranza che non ce l’ha, colpevolizzandola.
La verità, oramai impronunciabile, è che essere snelli è naturale. Essere sovrappeso non lo è: occorre mangiare più del necessario ogni giorno e muoversi pochissimo. Così come per diventare alcolizzati bisogna bere molto e con regolarità. Si tratta di due dipendenze, con la differenza che di solito chi è alcolizzato lo sa e non si considera uno “che si gode la vita”.
Non so se mangiare compulsivamente cibo industriale significhi godersi la vita. Perché, parliamoci chiaro: sono poche le persone che ingrassano mangiando la torta fatta in casa dalla nonna. La maggior parte ingrassa bevendo aperitivi e mangiando fritti e dolciumi di fatto schifosi, ma soprattutto stando seduta tutto il giorno.
I magri probabilmente non sanno apprezzare appieno una doppia porzione di tutto e magari non hanno neppure sane abitudini, come gustarsi “tantissima verdura” affogata in mezzo litro d’olio.
Io, poi, salto la colazione. Se c’è qualcosa di più divertente da fare, anche la cena. Mangio molto se chi cucina mi è simpatico. Non mangio se il mio commensale non mi piace. Trovo assurda l’ossessiva abitudine di pranzo e cena regolari, che a mancarli succede una disgrazia; così come non capisco la religiosa presenza di un primo, un secondo e un contorno a tutti i costi, che si sia stati a letto a guardare la tv o zappato un campo.
La mia vanità è la libertà: mangiare quando mi va e quanto mi serve, accontentandomi di quello che c’è senza manie su quantità, sapore e qualità del cibo a disposizione. Non temo cali di zuccheri, inesistenti prima che qualcuno li inventasse, né altre paranoiche menate su “bisogni”, “intolleranze”, alimenti che “fanno malissimo”. Miliardi di persone hanno vissuto prima di me e si sono riprodotte mangiando sempre le stesse cose e pure con frugalità. Mi piace pensare a loro con rispetto.
Con la menopausa, non cambierà nulla.
Ognuno si gode la vita in base a ciò che considera un piacere. Io, quando mi muovo, voglio sentirmi leggera come se volassi, non ritrovarmi le vesciche da sfregamento nell’interno coscia. Sarò perversa, ma considero la facilità del movimento più soddisfacente di un qualsiasi piatto di leccornie. Mi piace correre e respirare, senza zavorre.
Forse, per protestare contro il body shaming delle magre, organizzerò uno sciopero della fame invitandovi tutte, signore in sovrappeso esperte di alimentazione, di moda, di medicina e psicologia, di taglie e tagli di capelli, di politica, animali, segni zodiacali, karma ed energie negative che “ristagnano”.
Vi affitterò un pulmino, che a piedi alla manifestazione lo so già che non ci venite.
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New York nel 1911, quando essere magri era normale per tutti e a tutte le età, indipendentemente dal “metabolismo” e dal sapersi “godere la vita”.
* Nel 2016, in tutto il mondo, circa 1,9 miliardi di adulti erano sovrappeso (quasi il 40% delle persone maggiorenni), e di tutti questi, 650 milioni erano obesi. Il numero di obesi è poco minore del numero di persone che nel mondo soffre la fame. E l’obesità uccide, esattamente come la fame. Infatti questa condizione è uno dei rischi principali per lo sviluppo di innumerevoli patologie, come quelle cardiovascolari (in particolare l’ictus e l’infarto), il diabete, alcune malattie muscoloscheletriche come l’artrosi e anche diversi tumori come per esempio quello del colon e del seno. In Italia 3 adulti su 10 sono sovrappeso e 1 su 10 vive una condizione di franca obesità. (Estratto da un articolo di Medical Facts).
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Io mangio regolarmente e sono magra ma non pubblico trattati per millantare la mia snella figura. Soprattutto non mi perturba il giudizio altrui. Mi dispiace che tu ti sia sentita “violentata” dalla cattiveria verso la tua esile corporatura, tanto da scrivere un tale sfogo!
Mery ci credo che non pubblichi “trattati per millantare la tua snella figura”. Anche perché c’è poco da millantare: come ho scritto estesamente (vedi che non basta mai?) la snella figura è una condizione normale che appartiene al 60% della popolazione mondiale. Nei paesi “grassi” c’è più gente sovrappeso ma, sempre come ho scritto nel trattato, questo non significa che grasso sia normale e magro sia una malattia, come invece si sta cercando di far credere in certi posti del pianeta. Puoi rileggere l’ultimo paragrafo se fatichi a leggere tutto.
E perché allora se il concetto era solo quello hai scritto un trattato, dirai tu. Perché i concetti sono più di uno singolo (sì tutti insieme) e perché fuori dai Social e dentro i secoli di storia e di cultura ci sono delle usanze: se metti per iscritto una tua opinione la devi argomentare, anche con degli esempi. Altrimenti è una sparata senza contesto.
Sulla lunghezza degli articoli di blog e giornali ti passo una breve notizia: se parlano di cultura e società e non di gossip, sono di solito più lunghi di questo. Persino in Italia.
<3 Bell'articolo sul bodyshaming verso noi magre, prede ambite fin da bambine di questi individui distruttivi di se stessi e degli altri e che oggi sfruttano, in modo codardo e squallido, il politicamente corretto.
Beata chi è stata baciato della genetica favorevole. Peccato che la genetica non ha dato un pò di corazza.
Beata te che non senti quei commenti, perchè io li sento tutti i giorni. Rivolti a me, che non sono nemmeno tanto grassa, sia rivolti ad altri.
Se magre o grasse si prendono insulti in ogni caso, il problema non è più il peso, ma i rompicoglioni che si attaccano a qualunque cosa. Fare una dieta escludendoli, o aumentare il metabolismo insultandoli, migliora in ogni caso la forma fisica.
Bellissimo articolo, grazie!