Piantata in (N)asso: il mito di Arianna all’origine del famoso modo di dire.
Nasso è la trascrizione italiana del nome dell’isola cicladica di Naxos, in antichità chiamata anche Noussa, Nicarìa o Nicsia.
Popolata da millenni, rimane una delle isole più affascinanti e ricche di storia dell’Egeo.
Che il modo di dire “piantato in asso” sia collegato a quest’isola e al mito di Arianna è probabilmente un falso, ma è bello fantasticare, soprattutto sui miti dell’antica Grecia.
Questo racconto è tratto dal libro “Sull’isola di Naxos c’è un tesoro“. Il contesto storico e navale di questa storia prende spunto da ciò che sappiamo della civiltà minoica, tramontata dopo la devastante esplosione del vulcano di Santorini.
Teseo, dopo aver sconfitto il Minotauro, non sapeva bene come impiegare le energie: una sera in cui a Creta l’aria era torbida per via delle ceneri che continuavano ad arrivare dal vulcano di Santorini, duecento chilometri più a nord, infilzò con il coltello un pezzo di polipo bruciacchiato e prese a masticarlo, pensoso.
– Procurami trecento rematori robusti, un paio di navi, delle reti da pesca e molto, molto vino – disse al suo amico armatore. – Appena il vento gira, parto verso Nord. –
L’armatore, che stava ripulendo con le dita un riccio appena aperto, si bloccò con la mano a mezz’aria e un piccolo uovo rosso luccicante che gli colava sul mento.
– Dove diavolo li metti 300 rematori su due navi? – I suoi occhietti infossati nelle guance grasse fissavano ora Teseo con preoccupazione.– Questo è un problema tuo. – disse Teseo alzandosi – Costruiscimi qualcosa di robusto con 50 posti ai remi. Voglio delle vele quadrate, questa volta. Ci vediamo per l’inizio dell’estate. –
E se ne andò buttando un paio di monete sul tavolo.Quando la flotta fu pronta, Teseo fece imbarcare uno splendido letto per sé e per Arianna, annunciandole che l’avrebbe portata a fare un viaggio.
Fecero sosta a Santorini per rifornire la stiva, fare un po’ di scambi commerciali, e ripartirono.
Le navi così potenziate erano tecnologicamente avanzate rispetto alle precedenti, molto più grandi e veloci. In tre giorni erano a Naxos, ma Arianna pativa la navigazione ed era diventata sonnolenta e capricciosa.
Il suo colorito verdognolo aveva fatto riflettere Teseo: forse non era la ragazza robusta che lui aveva creduto. A peggiorare la situazione si erano messi i baldi giovani che si davano il turno ai remi e che la fissavano un po’ troppo.Teseo sbarcò Arianna a Naxos dicendole che sarebbe tornato presto e proseguì verso nord.
Arianna si ritrovò di punto in bianco sola, su un’isola di sempliciotti. Stava tutto il giorno a piangere con i piedi a bagno nelle vasche di roccia vicino all’isolotto di Palatia – che in seguito sarebbero passate alla storia come i “suoi” bagni – e scrutava l’orizzonte, con le speranze che si affievolivano e la depressione che aumentava.
Un bel giorno le si presentò Dioniso, che si faceva chiamare Bacco dagli amici e guidava un carro trainato da pantere e con le redini tutte ricoperte di pelliccia di gatto.
Arianna trovò la cosa terribilmente plebea e non ne voleva sapere, ma questo dio di provincia possedeva un palazzo con vista sulle messi ed era un romanticone che sprizzava allegria. La corteggiava a suon di buon vino e capretti arrostiti, dicendole che con un po’ di ciccia in più nei posti giusti sarebbe stata ancora più bella.
Quando lei infine cedette e accettò di sposarlo, la gente di Naxos si scatenò in una festa giubilante e irrefrenabile, organizzata dagli amici scapoli di Dioniso. Costruirono un grande tempio di canne nell’allora deserta e bellissima baia di Aghia Anna e illuminarono il percorso con romantiche Kandila di marmo che bruciavano la profumatissima resina di mastika.
Affinché tutto filasse liscio, Dioniso aveva piazzato cento guardiani sui promontori, carichi di campanacci pronti a dare l’allarme in caso avessero avvistato qualche nave pericolosa in avvicinamento, ma nel momento più intenso della cerimonia questi si misero a ballare per l’eccitazione, facendo risuonare i campanacci a festa per tutte le valli, come ancora accade nei giorni del carnevale di Filoti.Arianna si sposò in spiaggia, con una veste bianca e una corona di gioielli che le aveva donato Afrodite. Quando furono soli, lei e Dioniso corsero sul promontorio di Aghia Anna, dove ora c’è la chiesetta di Agio Nikolas e dove al tramonto le coppie che si amano si baceranno per mille anni ancora. Si tolsero le vesti e Dionisio lanciò in cielo la corona di gioielli di Arianna, che lì rimase sospesa, trasformandosi nella Corona Boreale.
A ogni alba e a ogni tramonto Arianna e Dioniso s’immergevano nell’acqua color zaffiro e oro, tenendosi per mano.
Dormirono sulla spiaggia, nel tempio di canne mosse dal vento per tutta la loro luna di miele.”
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Tratto dal libro: Sull’isola di Naxos c’è un tesoro 
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